Chi è l’ispettore AEVF?
Cosa fa l’ispettore AEVF?
Inizia con il tappone Viterbo – Montefiascone – Bolsena, la
serie degli incontri strani, ma talmente strani che per dare una spiegazione a
tali stravaganti momenti ci siamo inventati la figura dell’ “IspettoreAEVF”.
L’ispettore AEVF è una persona che noi incontriamo durante
il nostro viaggio Sigericiano (da Roma al GSB) che non ha nulla a che vedere
con l’ambiente che ci circonda ed è completamente fuori posto, oppure, meglio,
un personaggio apparentemente perfettamente inserito nel contesto circostante,
ma che poi si scopre non avere niente a che vedere con lo stesso ambiente in
cui appare perfettamente inserito.
Per dare una spiegazione logica a questi incontri,
immaginiamo che siano ispettori che la “famigerata AEVF”, sguinzaglia lungo la VF per controllare che noi la si percorra in modo
corretto ed ortodosso.
Vale a dire che, per fare passare il tempo durante le tappe,
ce ne siamo inventati di tutti i colori.
Si alternano momenti di rara saggezza ad altri di pura
follia …..
Ma tempo e chilometri vanno fatti passare, in qualche modo,
e, se le gambe sono allenate, la testa e il vivere insieme 24h su 24, per tanti
giorni consecutivi un po’ meno…e bisogna trovare il modo di vivere insieme,
sopportarsi, giocare, parlare….senza sbranarsi.
Almeno fino al 22 Maggio.
Va detto anche che, dopo il brutto momento passato in
Viterbo, quando abbiamo dimenticato il “bordone” alla fontana, abbiamo deciso
di identificare lo stesso come reale componente della spedizione, quindi
abbiamo deciso di affibbiargli un nome, parlargli, aspettare risposte,
ascoltarlo, ecc….come se fosse pellegrino anch’esso…
Non gli abbiamo messo lo zaino solo perché non sapevo come
attaccarlo senza operare in modo violento sulla sua struttura.
Flora ed io non avremmo retto nel sentirlo lamentarsi.
Quindi dopo una notte dormita profondamente nell’agriturismo
del sig. Luigi, altrettanto ottima colazione consumata nello stesso luogo, ci siamo messi in cammino
alla volta di Montefiascone.
Personalmente sono appassionato di storia romana (quella dei
Cesari, Mario, Silla, Menenio Agrippa…eccc) e non vedevo l’ora di calpestare il
famoso e meraviglioso basolato romano che si trova andando verso Montefiascone.
Domenico a Viterbo, nei pochi minuti del nostro incontro ce ne aveva descritto
meraviglie….
Prima di addormentarci nel morbido letto dell’agriturismo di
Luigi, dopo una lunga e calda doccia, avevo provveduto a caricare l’itinerario
da Viterbo a Bolsena, e a verificare la distanza fra il luogo dove eravamo
alloggiati e il tracciato della VF.
Evidentemente il trambusto di quei primi giorni agitati mi
aveva ottenebrato la mente…fatto è che fatti due rapidi calcoli….esordisco con
un…”non c’è molto….andiamo di li, giriamo di la, prendiamo quella traversa e ci
siamo……forse l’accorciamo un po’”..
Detto e fatto!!!
Peccato che, “quel giriamo di la” fosse la superstrada che
va a Roma …….
Morale della favola….prima di arrivare sul tracciato
ufficiale della VF abbiamo fatto almeno 5 km.
E’ vero che ne abbiamo risparmiato un paio….ma il conto è
realmente deficitario.
Resomi conto del grosso sbaglio, mi profondo in 13500 scuse
nei confronti della futura moglie, ma lei molto tranquillamente mi rincuora
dicendo che abbiamo già fatto tante maratone, che non saranno un paio di km in
più a fermarci….e se la ride e se la canta….
Sono realmente preoccupato…una moglie che passa sopra ad una
cosa del genere!!! Mah!!
Fatto è che di gran passo arriviamo presso il cimitero di
Viterbo e ci immettiamo sulla retta via…
Da questa mattina Flo è dotata di apposito navigatore (Ugo)
e con esso dovrebbe seguire la via, controllare che tutto combaci, e che, se
Pino (il mio gps) va fuori di testa, se io mi acceco, se esco di melone, lei e Ugo, siano in grado di seguire
perfettamente la VF.
Quindi la prima parte della mattinata la passa a parlare e a
litigare con Ugo che non ne vuol sapere di fare quello che dice lei, che
dovrebbe essere quello che fa il mio. Uffa!
Pian pianino si accordano (Flo e Ugo) e addivengono ad un
compromesso onorevole per entrambi.
Stiamo camminando in una atmosfera strana, non c’è bello,
non fa freddo, non fa caldo, ma c’è una umida appiccisosità nell’aria che
arriva a dare fastidio.
Aleggia a mezz’aria un qualcosa che assomiglia alla nostra
nebbia, ma nebbia non è….
Per essere foschia è un po’ troppo densa, per essere nebbia
è troppo rada……….
Temo che sia il prepararsi di un altro acquazzone.
Ma intanto facciam dei metri…che ogni passo fatto
asciutti…..è uno in meno di acqua presa.
Quest’oggi mi sento molto Boskov (allenatore serbo che ha
fatto fortuna in Italia ma soprattutto è famoso per le sue perle di saggezza
del tipo: “è rigore quando arbitro dà”)
e sentenzio così, praticamente gratis.
Ad un tratto in mezzo alla campagna vedo un assembramento di
camper e roulottes, e macchine, una baracca bar…e penso: “ toh! Guarda dove
hanno fatto un campeggio!!”.
“Ma non è un campeggio” mi fa notare la mia futura moglie, è
un bulicame.
Al mio sguardo stupito (più stupido che stupito, per il
vero) mi snocciola tutto un sacco di cultura che faccio fatica a seguire.
Al mio chiedere se allora qui vicino c’è il “basolato
romano” la futura moglie abbandona sconsolata la spiegazione.
Per riacquistare i punti persi nella precedente discussione
esco con l’idea di dare il nome al “bordone”, visto che ormai è il nostro
compagno di viaggio preferito, e che è lui il protagonista della staffetta e
che non possiamo sempre dire prendi il bastone, tieni il bastone, dov’è il
bastone ecc…
Come succede in tutte le famiglie quando è il momento di
dare il nome al figlio c’è un po’ di silenzio e poi parte la sequenza delle
proposte.
Me ne esco con VilFred (detto e scritto così) come nome e
cognome e tralascio il 2 che non mi piace.
Proposta accettata!!!
Anche VilFred sembra gradire.
D’ora in poi sarà il nostro amico VilFred….
Inorgoglito dall’onore della nuova paternità con fare saggio
scruto l’aere (nella nebbia il cielo non si vede) e sentenzio che potrebbe
piovere da un momento all’altro e che conviene tenere pronte mantella e
ombrella (per via della rima).
La verde campagna viterbese ci accoglie uggiosa e dolcemente
mossa nelle sue forme, fra campi coltivati e grandi prati macchiati dalle
greggi bianche, tenute unite da solerti e precisi cani pastore.
Gli umani, quando presenti, soggiornano in auto o in piccoli
fuori strada sonnecchiando o leggendo il giornale (saranno per la Lazio o per
la Roma?)
La tanto temuta pioggia alfine arriva.
Fine e fitta scende senza rumore ma bagna in maniera totale.
Non ci si salva da questo tipo di pioggia.
Noi proviamo a difenderci.
Maledizione, proprio ora che siamo sul “basolato romano”
Proprio qui che volevo godermi il “mio” basolato romano.
Non rinuncio al piacere di qualche foto a questa meraviglia
di tecnica costruttiva.
Mi fermo anche a leggere i cartelli esplicativi.
E’ veramente bello, anche, e specialmente adesso, che piove.
L’acqua lo ha lucidato e messo a festa.
Le enormi pietre spianate dall’uomo e sapientemente posate,
rilucono sotto l’azione della pioggia, i riflessi dell’acqua risaltano gli
incavi provocati dal secolare passaggio dei carri.
E intanto siamo ai piedi di Montefiascone
Un’erta salita ci fa sbuffare non poco, anche perché, nel
frattempo, ha smesso di piovere ed è spuntato un timido, ma caldo solicello.
Poca roba, ma su quella salita si sente.
Poca roba e poco tempo, giusto il tempo di arrivare nel
centro storico.
Ci affacciamo alla balconata sommitale nel parco del
castello (è vero che è un castello?) e sotto di noi appare, fra nuvole e
foschia il lago di Bolsena con le sue isole.
Flora iniza a nominare i nomi delle isole che non riesco a
memorizzare…Margherita? Genoveffa? Non ricordo, ma mi sembrano belle.
Un’aria gelida spazza il bel parco dove pensiamo di
mangiare, non c’è un punto si sia riparati dal vento di tramontana (non so se
era tramontana…ma rende l’idea), nuvoloni minacciosi salgono dal lago .
Una chiesetta aperta ci offre riparo.
Ci accampiamo sui gradini del portale e il più in disparte
possibile consumiamo il rapido e frugale pasto. Prendiamo in prestito anche un
paio di sedie che ci servono a fare asciugare un attimo le mantelle.
Tenendo conto di dove siamo e del periodo, fa veramente
freddo.
Abbiamo ancora tanta strada da fare, andiamo a cercare un
bar per un caffè bollente.
Troviamo una locanda chic…entriamo, non entriamo, entriamo,
non entriamo…..entriamo.
Chiediamo al gestore se poteva farci i caffè……….
Ci guarda, ci squadra, è li per dire di no……da un rapido
sguardo alla clientela, e decide di fare lo sforzo dei caffè…
Io ero già infulminato e stavo per uscire….non sarà mica
l’unico bar al mondo, con l’ultimo caffè rimasto!!!
Ingolliamo il nero liquido ristoratore, e ripartiamo.
Un sole accecante gioca a nascondino fra le nuvole, ora
regalandoci scorci favolosi sul lago e miti temperature, ora raggelandoci col
vento freddo e teso.
Il percorso ci fa
allungare un attimo la strada passando davanti ad una chiesa stupenda:
la chiesa di San Flaviano.
Flora vuole visitarla a tutti i costi….io mugugno un po’,
abbiamo ancora tanto da fare e il tempo è quel che è…..poi entro e …in
effetti…merita.
Eh si! che merita.
Veramente molto bella .
Ripartiamo più contenti.
Il tempo incerto accelera il nostro passo, grasse nuvole
salgono dal lago, ci passano sopra, e vanno ad ammassarsi più in la, in grossi
cumuli grigio scuro che non promettono nulla di buono.
Davanti a noi, lungo una deserta strada bianca, avanza,
tranquillamente, incurante dei nuvoloni un uomo, anziano, ma non troppo,
modestamente vestito tanto da sembrare un pastore o un contadino….
Per essere un contadino, visto l’orario, è mancante di
troppe cose….
Non ha trattore, non ha attrezzi di nessun genere, va troppo
tranquillo, e non mi sembra neppure troppo vicino a casa.
Assomiglia di più ad un pastore….ma non vedo armenti, non
vedo cani….non ha la bisaccia…e, guardandolo bene non ha nemmeno la faccia da pastore…
Quando lo incrociamo, si ferma, ci saluta e ci intervista
per bene.
Le solite cose, da dove, per dove, perché, per come…ecc..
Contenti di far due chiacchiere cortesi ci fermiamo
volentieri.
Parla un italiano correttissimo, con uno strano accento….che
non ci sembra del luogo….
All’improvviso inizia
a raccontarci la sua vita………..
Nel volgere di pochi minuti sappiamo tutto di lui, dei suoi
figli e dei suoi amici…….
Ha voglia di parlare….
Noi dovremmo andare…ma…ha troppo voglia di parlare e lo
lasciamo continuare.
E racconta, racconta….
Scopriamo che è un tecnico petrolifero ed ha ricoperto
grandi cariche dirigenziali…..
Conosce un sacco di persone importanti……….
Ci descrive perfettamente cosa è successo nel mar del
Messico, perché è uscito e sta uscendo tanto petrolio, cosa non ha funzionato e
perché.
E non dice stupidaggini….
Poi d’improvviso, come aveva iniziato a parlare, smette.
Come ci aveva salutato all’inizio, ci saluta alla fine………
Come era arrivato…..va….
Con lo stesso passo tranquillo e pacato da pastore senza
gregge, da contadino senza zappa….
Da petroliere in pensione.
Noi riprendiamo il nostro cammino veloce, scandito da un
VilFred brillante e pimpante.
Poi rallentiamo e ci guardiamo perplessi…..
Il signore di prima…..il petroliere in pensione….che senso
aveva nella nostra giornata, che senso aveva in quella campagna sotto
Montefiascone, spazzata dal vento gelido……….
Era tutto fuori posto.
Era apparso, d’improvviso dietro una curva, ed era scomparso
subito dopo il nostro incontro…..
Strano………
Sorridendo arriviamo alla conclusione che…anche lui stava
lavorando.
Era un ispettore AEVF
L’Associazione ha assoldato tutta una serie di personaggi,
che in posti prestabiliti e nei momenti giusti devono controllare che noi
stiamo percorrendo realmente la via nel modo ortodosso, che l’associazione non
può permettersi di sputtanarsi per due che dicono in un modo e fanno in un
altro.
Così disquisendo e ridendo di gusto il cammino avanza….
Il vento dopo aver finalmente spazzato le nuvole si è
calmato e ci lascia intiepidire le ossa da un sole stupendo.
Siamo di crinale sopra il lago di Bolsena .
L’ormai assolato pomeriggio primaverile ci offre scorci
incredibili.
E immaginiamo questi pendii ammantati dai gialli del grano.
Ora il verde delle spighe ondeggia morbido, accarezzato dal
vento.
Ci immergiamo in un fresco parco ricco d’acqua, fra alberi
secolari e, strano ma vero, iniziamo a trovare sempre più frequentemente la
segnaletica VF ministeriale.
Bolsena è li…..
A pochi passi.
Il percorso si diverte invece a prenderla lunga, a farci
salire e scendere, percorrere vallette, e conche….
La stanchezza toglie poesia al nostro andare.
Abbiamo ragione ad essere stanchi……….ma abbiamo ancora tanto da fare………
A Bolsena abbiamo appuntamento con il presidente
dell’Associazione dei Camperisti di Viterbo che gentilmente si è offerto di
recuperarci e riportarci a Viterbo a prendere il nostro Camperone, ancora
parcheggiato da Luigi.
Sono più delle 18 quando ci incontriamo col “presidente” .
E’ accompagnato dalla moglie, con una macchina tenuta che è
uno spettacolo, molto elegante e distinto.
Noi entriamo in questo mondo pulito e ordinato, con la
grazia dei cinghiali in una campo di patate.
Siamo sporchi, sudati e stanchissimi, VilFred non sa come
mettersi, è lungo e ingombrante e in un auto striscia ovunque.
Non so se siamo stati cortesi a sufficienza con chi ci ha
fatto il grande favore di recuperarci e portarci a prendere il mezzo di
appoggio.
Abbiamo cercato di conversare il più amabilmente
possibile…..
Spero che il “presidente” non ce ne voglia….
Salutati e ringraziati tutti coloro che in questi due gg ci
hanno aiutato salgo a bordo del Westf e parto alla volta di Bolsena.
Il viaggio Viterbo – Montefiascone – Bolsena è lungo in
camper!!
Quasi a buio ci fermiamo in un campeggio lungo-lago a pochi
metri dall’acqua.
Dopo la doccia mangiamo mentre la sera ci regala un tramonto
incantato…
Ma siamo troppo stanchi per lasciarci catturare da questa
sensazione.
Il vento, di nuovo forte, scuote il mezzo……..
Ci infiliamo rapidamente nel sacco a pelo……….
Buona notte……….
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