Nella cameretta dell’ostello di Radicofani la sveglia del
telefonino non fa in tempo a suonare.
Flora si sveglia d’improvviso urlando sottovoce:
“VilFred!!!”
Emergo dal sonno profondo con fatica e bofonchio un : “co è
stè? Chi ani masè?” (cosa è stato? Chi hanno ucciso?)
“VilFred….non c’è Vilfred…lo abbiamo lasciato al ristorante
ieri sera!!!” urla, ma sempre sottovoce, Flo
E’ un bel casino!!
Se il ristorante apre la mattina come bar andiamo bene…
Se a mezzogiorno fa servizio ristorante…può essere che per
le 9 qualcuno inizi a preparare qualcosa…
Se fa ristorante solo la sera ….non rimane che buttare giù
dal letto il buon Fausto e sperare che riesca a buttare giù dal letto qualcuno
del ristorante che ci venga ad aprire, sperando che non abbiano buttato “il
bastone” in qualche cassonetto.
Per noi sono attimi di terrore. Come già a Viterbo nella
nostra testa marciano pensieri di scomuniche, flagellazioni comunitarie davanti
all’ospizio del Gran San Bernardo, alla presenza di tutti i cani San Bernardo riuniti, con
l’onorevole Tedeschi che distribuisce la prima frustata, seguito subito dopo
dalla Dott.sa Carla e con Luca che finisce l’opera, e amenità di questo tipo.
Dopo la disperazione iniziale si fa strada la lucida
razionalità.
Probabilmente VilFred è ancora posato là dove l’abbiamo
lasciato, dobbiamo solo vedere se è aperto il ristorante o farlo aprire da
qualcuno…altrimenti saremo in ritardo tremendo…e dovremo escogitare qualcosa
per arrivare a S.Quirico d’Orcia in tempo utile e così via…
La nostra razionalità non ha fatto i conti con la
benedizione di Don Bruno.
Dall’alto qualcuno ci ama e ci aiuta
Raccogliamo le nostre carabattole in fretta, e ci avviamo
verso il ristorante.
Arriviamo trafelati, carichi di roba e di preoccupazione e
……..miracolo!!
C’è una giovane signora che sta spazzando il cortile.
La signora si sente piovere addosso un mare di parole:
spiegazioni , scuse, preghiere….
Ci guarda un po’ così, e ci dice di entrare a vedere…..
Ci catapultiamo dentro “all’orba” (alla cieca)…inciampando
un po’ qui e un po’ li…
Arriviamo all’angolo dove l’avevamo posato…non c’è!!!
Disperazione..
La signora un po’ più razionale accende la luce e ci dice di
aver visto VilFred ieri sera e di averlo posato al sicuro, vicino
all’attaccapanni…
Eccolo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Fiuuuuuuuuu!!!!
Flora bacia la signora….a me è concesso solo un
ringraziamento verbale.
E’chiaro che la barista non ha ancora capito bene cosa sia
successo e il perché di tutta quella confusione la mattina presto e poi per un
pezzo di legno…
Smaltita la forte emozione e riacquistata la necessaria
calma e serenità spieghiamo tutto l’ambaradan.
La bionda signora se la ride di gusto.
Poi ci chiede di farle compagnia per colazione.
Vada per il caffè in compagnia.
Poi, improvvisamente, viene estratto dal frigorifero un
tiramisù dall’aspetto invitante.
Non possiamo esimerci dall’assaggio.
Veramente buono!!
Intanto che gustiamo il dolce e il caffè si fanno quattro
chiacchiere, come in famiglia, del più e del meno, come se ci si conoscesse da
una vita
Alla fine è la barista che ci ringrazia della compagnia e
non ci fa pagare nulla
Ancora oggi Flora ed io rammentiamo la bontà di quel dolce,
e la provvidenzialità della presenza della bionda signora davanti al
ristorante.
Continuiamo a chiederci se è stato tutto casuale, o fosse
già stato organizzato dalle tremende SIREVA per metterci alla prova.
Anche la barista era una ispettrice AEVF?
Non abbiamo che un modo per scoprirlo, tornare a Radicofani,
per vedere, se il paese è reale, e se i personaggi che abbiamo incontrato
esistono veramente o sono stati creati dal nostro immaginario, provato da tanta
strada a piedi, dalla pioggia presa…magari abbiamo delirato nel mezzo di una
tremenda polmonite…con la febbre alta…
E riprendiamo il nostro cammino nel freddo mattino
collinare.
Radicofani è su quello stupendo cocuzzolo che si vede da
mezza Toscana, a 800mt slm, e questa mattina fa decisamente freddo, tant’è che
partiamo bardati come per un’escursione in montagna, solamente le scarpe
leggere da trail-running tradiscono le nostre effettive intenzioni.
IL primo tratto del percorso corre su strada asfaltata, ma a
quell’ora c’è pochissimo traffico e si va in tranquillità. Scendendo ci giriamo
e vediamo che una candida coltre di nebbia copre interamente la torre che
sovrasta il paese.
Ghino e Bettino hanno terminato il loro lavoro, e tornano da
dove sono venuti….
Il rombo di un potente motore interrompe le nostre “colte
disquisizioni”…
Al nostro fianco sfreccia una stupenda Ferrari d’epoca….
Poi un’altra e un’altra ancora.
Ferma tutto!!!
Sapevamo che doveva passare la Mille Miglia storica, ma
Fausto ci aveva detto che sarebbero transitati da Radicofani verso le 10, e noi
si contava di essere già fuori dal loro tragitto.
E queste cosa ci fanno da queste parti? E poi, solo Ferrari?
Leggiamo meglio quello che è scritto sul numero appiccicato
sulla fiancata di una “rossa” che è costretta a rallentare.
E’ un megaraduno Ferrari di corollario alla Mille miglia….
Così camminiamo sullo sfrecciare di questa o di quella
“rossa”.
Flora è un po’ scocciata di questo “traffico” e il rombo dei
potenti motori la intimorisce.
A me piace da matti, e quando un pilota riesce, per un
attimo, a dare gas, il rumore diventa musica.
Tutto il motore diventa uno stupendo strumento che suona.
Anche la meccanica, anche una accozzaglia di pezzi di
metallo, possono originare un suono piacevole, energetico, emozionante.
Il suono del 12 cilindri Ferrari mi riporta indietro negli
anni, quando lavoravo a Russi, in Romagna, nella “terra de mutor” (anche se per
“mutor” il romagnolo intende la moto).
Spesso all’autodromo di Imola c’erano le F1 a provare
meccanica e aerodinamica.
Alle 17, finito il lavoro, schizzavo all’autodromo a vedere
da vicino i bolidi che provavano.
Quando c’erano le Ferrari, quando c’era Gilles, l’autodromo
si riempiva…e si pagava…ma lo spettacolo era grande.
Tifo, meccanicamente colto, e di grande competenza, poco
baccano…c’era da sentire se il motore girava bene!!
A diventar vecchi si diventa ripetitivi e rompiscatole, e
così racconto queste cose a Flora, probabilmente per la 100° volta, ma ha
pazienza…
Abbandoniamo l’asfalto, e prendiamo una antica strada bianca
che ci porta nel mezzo della campagna (collina).
Il rombo delle Ferrari si fa più lontano e tenue, ma rimane
comunque di sottofondo; non riesco a decidermi se mi piace o se mi
infastidisce.
Due “maremmani” ci seguono sospettosi (al di la del recinto)
quando ci avviciniamo al campo dove pascola il gregge.
Le pecore, paurose e curiose allo stesso tempo, si sono
riunite, ci guardano, con quel loro sguardo un po’ sciocco, e provano a seguire
i nostri passi.
I maremmani si dividono i compiti: uno ci segue abbaiando
col pelo irto, per farci allontanare, l’altro tiene a bada le pecore. Grande
lavoro di squadra.
Il gregge è numeroso e la strada conserva le tracce del suo
passaggio, l’acqua di cui è intrisa la terra scorre anche sul battuto bianco
rendendo il tutto una mistura maleodorante.
Camminiamo con circospezione per evitare di sporcarci
oltremodo.
Torniamo sull’asfalto.
Due tornanti e siamo sulla
Cassia. Dobbiamo percorrerne un po’.
Altri rumori di motori entrano improvvisi nelle nostre
orecchie. Sono più forti e meno armonici, un po’ più scombinati e incerti, ma
altrettanto affascinanti, sono i motori delle “storiche” della Mille Miglia.
Rallentiamo e le ammiriamo. Alcune sono veramente belle.
Flora si diverte a riprendermi mentre passano le macchine
più datate.
Ad un distributore qualche auto si ferma a fare carburante, altre con evidenti
problemi di messa a punto, vengono assalite da un nugolo di meccanici in tuta
sponsorizzata. Meglio che ai GP di F1.
Fra una macchina e l’altra incrociamo una coppia di
pellegrini.
Ci fermiamo per due chiacchiere, una foto, un saluto. Ne
approfittiamo per intervistarli un po’.
Sono pellegrini del fine settimana, molto tranquilli e
beati. (non inserisco le foto dei pellegrini per privacy)
Anche loro si stanno godendo la Mille Miglia.
Abbandoniamo la Cassia e le sue macchine e ci inoltriamo per
la collina senese.
E’ la giornata degli incontri…
Noi stiamo risalendo la V.F. da Roma verso il GSB, mentre la
maggior parte dei pellegrini viaggia verso Roma. I punti di partenza e di
arrivo sono i più svariati. C’è chi parte da Susa, e chi dal GSB, c’è chi ha
meno tempo a disposizione e percorre la VF a pezzi, qualcuno percorre l’ultima
parte da Acquapendente a Roma, qualcuno parte da Lucca, altri partono da
Fidenza e arrivano a Lucca, in ogni caso noi, viaggiando al contrario, abbiamo
ottime possibilità di incontrarne tanti. Quelli che non incontriamo è perché
percorrono la VF seguendo altre guide o, per accorciare il percorso, seguono le
strade statali. Non so di che cosa possano godere questi ultimi, ma…ogni testa
un piccolo mondo, e sulle strade c’è posto per tutti.
Nel breve volgere di qualche km, dopo i pellegrini del W.E.
, incontriamo due sorelle olandesi che provvediamo a intervistare e
fotografare. Come tutti gli stranieri che abbiamo incontrato sono felici ed
entusiaste del paesaggio delle bellezze incontrate, della V.F. in generale, e
scherzano con allegria sulla fatica e sul peso dello zaino.
Siamo ai saluti, quando vediamo sopraggiungere una ragazza
in bici,
Dalle borse appese al mezzo supponiamo che anche lei stia
percorrendo la V.F.
Sfacciatamente la fermiamo, intervistiamo e fotografiamo.
Domani avremo una tappa doppia da percorrere in bici, quindi
mi informo dalla ragazza che percorso ha fatto e che condizioni di terreno ha
trovato. Ci spiega che, a causa delle condizioni meteo e, quindi delle carraie,
delle pendenze, del peso della bici, ha spesso abbandonato il percorso
ministeriale per percorrere strade più trafficate ma in migliori condizioni.
La ragazza ci mostra sulla carta quali sono i tratti più
problematici da passare.
Prendo nota mentalmente e comincio a preparare, il percorso
dell’indomani.
Sto ancora mugugnando, pensando al prossimo tratto in bici,
quando vediamo sopraggiungere un’altra coppia zainopesante-munita.
Altri pellegrini.
Questi sono italiani, e anche abbastanza “vissuti” diciamo
così…
Anche loro ci raccontano delle difficoltà incontrate e di
quello che hanno escogitato per evitare pantani, guadi e quant’altro. Ci
raccontano che in quei giorni cade il loro anniversario di matrimonio e che si
sono concessi questa vacanza anomala….
Ci torna in mente che anche noi siamo in viaggio di
nozze…anche se ci dobbiamo ancora sposare.
Raccontiamo ai pellegrini (che mi sembrano genovesi) la
nostra “missione” , di VilFred, dell’AEVF ecc….
Sicuramente non sono ispettori….non hanno una buona opinione
dell’Associazione…..e lo dicono apertamente…….
O forse sono ispettori che vogliono tirarci una trappola per
vedere se parliamo male dell’AEVF?
Questa faccenda degli ispettori sta diventando un tormentone
tremendo….ne vediamo ovunque…
Salutiamo anche questi due e ci avviamo ancora una volta.
Abbiamo raccolto un bel po’ di info…ma anche perso parecchio tempo. Tra le
Ferrari, la Mille Miglia, e i pellegrini abbiamo accumulato almeno 1 ora di
ritardo .
Non c’è problema…
Abbiamo la gamba buona, il tempo sembra ancora buono, si va.
Le immagini che si presentano ai nostri occhi sono quelle
già viste mille volte in foto, film, pubblicità .
Le nuvole che girano per l’azzurro cielo nella mattina
toscana muovono un orizzonte ondulato da verdi e dolci colline che altrimenti
sarebbero troppo immobili e troppo ferme con quei cocuzzoli ornati di cipressi.
Adesso faccio arrabbiare Flo…eh eh eh …
“beh…che differenza c’è da qui alle colline di Cogolonchio e
Siccomonte? E il giro della Lucciola dove lo metti?…solo che ci sono i cipressi
(che a me piacciono poco perché fan tanto cimitero), cosa vuoi che sia….qui sulle colline ci sono
dei casali del ‘500, noi abbiamo stalle da 500 mucche…qua c’è l’albergatore, da
noi il fattore!!”
Quello che non mi sento dire…è perché si è dimenticata…e
sapendo che ha una memoria eccezionale….
Alla fine della discussione notevole che ne è scaturita però
bisogna convenire che:
le nostre colline non sono meno belle, sono solo curate in
modo diverso.
Qui in Toscana e specialmente in Val d’Orcia si è creato il
culto del paesaggio e della sua cura. Ogni cosa è gestita con precisione e
meticolosità, da noi si presta più attenzione all’aspetto pratico della
campagna, si fa in modo che il terreno possa dare il max e sia sfruttato al
max, senza preoccuparsi troppo dell’estetica e del paesaggio; non vengono
curate carraie e strade minori, cancellati o lasciato rimboschire sentieri, e
così via.
Il risultato è che qui, vengono turisti da tutto il mondo e
spendono per vedere, mangiare, bere, passeggiare, mentre da noi molta collina
viene abbandonata a se stessa, c’è una urbanizzazione selvaggia del territorio,
ecc ecc ecc..
Il bello del nostro viaggiare a piedi è che abbiamo tempo
per guardarci attorno, respirare il paesaggio e viverlo senza fretta, ammirando
le bellezze, constatandone i difetti, con molta tranquillità, abbiamo modo di
apprezzare il Creato, e l’opera dell’uomo, che a volte è buona e molte altre
volte no.
E i chilometri passano mentre valichiamo colline d’erba
verde e grano ondeggiante al vento, e le nuvole scorrono veloci sopra di noi.
Il cielo ha perso l’azzurro brillante e si va incupendo,
mentre il vento diventa più fresco.
I nuvoloni cupi che sovrastano il monte Amiata lasciano
presagire un pomeriggio metereologicamente “agitato”.
Dopo i numerosi incontri, oggi abbiamo a che fare anche con
parecchi guadi.
Piccoli rigagnoli e corsi d’acqua che in condizioni normali
sarebbero asciutti o con pochissima acqua, oggi sono di difficile passaggio.
Oddio, difficile è una parola grossa, sono solo un po’ più
grossi e per passarli ci si riempie le scarpe d’acqua. Siccome la pelle è
impermeabile, mentre scarpe e calze assorbono l’acqua e la mantengono a lungo
procurando irritazioni e vesciche, per fare i guadi adottiamo il sistema “a
piedi nudi”.
L’acqua che scende dalle sorgenti è veramente fredda e i
piedi fanno male….ma dicono che fa bene per la circolazione.
E il nostro sangue ha circolato velocemente nelle nostre
estremità inferiori.
Saliamo lungo un sentiero con l’erba alta aggirando uno
splendido casale.
Sul prato c’è un nutrito gruppo di persone che, in ascetica
meditazione, degusta uno splendido vino rosso.
A me il vino rosso piace da matti, e approssimandosi l’ora
del pranzo (nel senso che avevamo fame), lo stomaco inizia a reclamare il suo.
Lasciamo gli americani (almeno così mi sono sembrati) al loro sorseggiare, e
cerchiamo un posto tranquillo per mordere il nostro Mito.
Ci accomodiamo su un manufatto in cemento abbastanza
asciutto e “assaliamo” la nostra “razione K”.
Chi ha fatto il militare sa di cosa parlo.
La razione K era la razione di cibo di emergenza per la giornata trascorsa in marcia o in
esercitazione in completa autosufficienza, cioè senza l’ausilio delle “Cucine
da campo”.
Della razione K ricordo alcune cose eccezionalmente buone e
nutrienti:
il latte condensato….dolcissimo
la tavoletta di cioccolato fondente…veramente buono
la scatoletta di carne in scatola….normalmente aveva la mia
età, o forse di più
il cordiale…c’era un certo commercio delle bustine
le gallette, una via incerta fra il biscotto secco e il pane
le tavolette di
combustibile solido per accendere il fuoco…
di più non ricordo…………..
Forse c’erano anche sigarette e fiammiferi….ma non sono
sicuro
E mentre racconto queste schegge di “vita” mi sento
vecchio….ma vecchio…il nonno con la pipa che racconta ai pronipoti storie per
loro inimmaginabili.
Accendo il mio sigaro, assaporando quelle tre o quattro
boccate di fumo forte, e, novello Bernacca, Giugliacci per i più giovani,
guardo il cielo cercando di formulare previsioni a brevissima scadenza.
Il venticello freddo che si è alzato, le nuvole che si sono
accasate sulla cima del monte Amiata, il sole che assume quel colore metallico
che veste l’erba di un presagio
temporalesco, mi consigliano di riprendere il cammino e di tenere pronta
l’attrezzatura da pioggia.
Mentre attrezziamo gli zaini con gesti ormai misurati ed
esperti, guardiamo passare una tranquilla comitiva di escursionisti,
chiaramente stranieri, che con attrezzatura da passeggio in città va lemme
lemme incontro al temporale sempre più incombente.
Laggiù nuvoloni nerissimi non promettono niente di buono.
Flora, con una calma che non le conoscevo, sostiene che don
Bruno ci ha dato una benedizione ad “ombrello”
e che quindi non ci dobbiamo preoccupare.
La “guardo di traverso” e mi incammino, con Vilfred per
sorreggermi in una mano, e Pino nell’altra a guidarmi.
Il sentiero che ondeggia nella verde collina cambia spesso
colore, ora bianco della ghiaia, ora scuro della forte terra della Val D’Orcia,
ora verde dell’erba grassa dalla tanta pioggia caduta.
I prati vanno prendendo quel bel colore verde intenso come
si possono vedere in Alto Adige, quando piove praticamente tutti i giorni…..ma
anche qui non scherza.
Il nostro passo sulla terra è leggero e attento, il piede si
posa circospetto dove ritiene che la terra sia più solida e compatta, per non
finire con scarpe da 5 kg per la tanta terra attaccata.
Camminare con tale peso significherebbe distruggere le gambe
nel giro di pochi km e noi…di km ne dobbiamo fare ancora tanti.
Annoto con piacere che le nuvole han cambiato direzione, il
vento freddo le mantiene più ad ovest e camminano come noi verso nord….
Il sentiero gira d’improvviso e punta deciso verso quello
“scurone” che sembra voglia inghiottirci…
Mentre cerco una tettoia, una “barchessa”, un fienile sotto
cui ripararci in caso di forte temporale Flora trova il tempo di giocare con un
bel cagnone bianco, che si è coricato per terra a pancia all’aria in cerca di
coccole.
Una violenta folata di vento ci porta grossi goccioloni
d’acqua.
Ci ripariamo sotto la porta morta di una cascina e ci
vestiamo per affrontare l’ennesimo acquazzone.
Il cielo è veramente minaccioso, ma non possiamo permetterci
il lusso di aspettare che passi il temporale e, riparati da mantella e
“ombrella” (sempre per via della rima) affrontiamo la procella (il solito
esagerato!).
Tanto rumore per nulla!
Dopo pochi minuti d’acqua portata dal vento, il sole torna a
risplendere.
Vediamo laggiù nella nostra direzione, il muro d’acqua
abbattersi sulla campagna.
Zitti e speranzosi proseguiamo attaccandoci alla benedizione
di Don Bruno. Deo Gratias .
Diffidenti teniamo addosso le mantelle ancora un po’ per
farle asciugare, ma, quando su una salita, sentiamo veramente caldo e ci
sentiamo veramente ridicoli, ci svestiamo.
Che dire…
Il sentiero che sale e scende a scavalcar colline ci
costringe ancora ad un paio di guadi, un altro lo evitiamo andando ad
attraversare sulla strada asfaltata.
Ma di S.Quirico nemmeno l’ombra.
Ci avviciniamo a Bagno Vignoni…
Flora comincia a dare segni di preoccupata preoccupazione.
Comincia a farneticare di posto porta iella, e, decisa, dice
che non ci metterà piede….nemmeno morta!
Personalmente sono superstizioso, anche se a volte ci gioco,
e chiedo il perché di questa sua paura.
Con voce tremula mi racconta.
Mi scappa da ridere, ma ridere non posso.
Con fare serioso e serio cerco di spiegargli che quello che
è successo non era colpa del paese e della sua vasca…..semplicemente quel che
aveva visto era quello che il suo inconscio sapeva e che il conscio rifiutava
di vedere………ma quante ne so!!!!
Cerchiamo invece di arrivare a questo benedetto S.Quirico!!!
C’è questa dura salita da affrontare….
Di per se, come salita non è il diavolo, ne abbiamo
affrontate di peggiori, ma ormai si inizia a risentire della fatica e anche gli
stuzzicadenti sembrano sequoie… (esagerato)
Abbiamo voglia di arrivare e non ci fermiamo a visitare una
stupenda chiesa posta proprio in cima
alla salita, anche se basta fare una deviazione di pochi metri….
Abbiamo voglia di arrivare.
Ci giriamo indietro.
La in fondo piccolissimo all’orizzonte il colle di
Radicofani.
Secondo me Ghino sta controllando il nostro
procedere….decisamente è un ispettore AEVF…anche lui.
Ma quanta strada abbiamo fatto….
Non sembra ma a piedi si riescono a coprire distanze
notevoli, e senza morirci sotto.
Pino mi dice che manca poco a S.Quirico, anzi pochissimo; io
immaginavo il paese, come Radicofani, come S.Gimignano, posto sopra un
cocuzzolo…invece lo rivedo laggiù apparentemente in piano….affiancato da
quartieri industriali…e ci rimango male.
Acceleriamo ed entriamo in paese, così, un po’ di mala
voglia…
Abbiamo appuntamento con Emilio che ci farà da guida per
ritrovare il Camperone, e dirci dove sistemarci e così via…
Entrando in paese, nel centro storico………resto a bocca
aperta…
Ma cosa avevo visto prima?
Emilio si rivela una persona simpaticissima e con lui c’è Mauro.
Mauro è un po’ più piccolo di Emilio un po’ più timido
forse, ma una persona squisita.
Ambedue sportivi e appassionati di Via Francigena e
innamorati del loro paese.
All’inizio siamo un po’
frastornati e possiamo anche essere sembrati poco simpatici.
Poi Flora prende in mano la situazione, e l’atmosfera cambia
radicalmente.
Si crea subito quel clima di amicizia che caratterizza i
nostri incontri.
Saper instaurare il giusto clima di cordialità è una
specialità di Flora…non so come faccia…
Io sono un po’ più restio, guardingo, un po’ più sulla
difensiva, quanto meno all’inizio…
Lei è un fenomeno, prende in mano la situazione e la
gestisce senza problemi…
Dopo pochi minuti sembra che sia a casa sua e gli altri gli
ospiti….
In ogni caso Emilio e
Mauro sono stati veramente splendidi. Ci hanno fatto parcheggiare il camper
addirittura nel cortile del comune e ci hanno anche preparato una prolunga con
cui allacciarci alla rete elettrica.
Grandi…
Mauro ci dice di essere o essere stato un camperista e
quindi a conoscenza delle esigenze della situazione.
Sono piccoli gesti questi, che fanno capire la sensibilità e
la genuinità delle persone che ci hanno accolto.
Siamo commossi….
Poi ci portano a vedere l’ostello che stanno allestendo
addirittura nel palazzo del Podestà…….
I locali che stanno preparando sono veramente accoglienti
e ben realizzati… ma il posto…la
vista…una meraviglia.
Una doccia ristoratrice è quel che ci vuole….
Emilio e Mauro si sono offerti di farci da guida….
Apprezziamo molto il loro darsi da fare.
Ci raccontano il paese a modo loro, con semplicità e
originalità, ricordando come era una volta, le modifiche fatte nel tempo,
storie di guerra, racconti tramandati di bocca in bocca.
Siamo affascinati da questi racconti, ma il tempo stringe.
E’ sabato e vorremmo concederci una serata romantica, siamo
in viaggio pre-nozze….
Chiediamo ai nostri amici dove potremmo trovare un
ristorante carino…ma con prezzi abbordabili………
Ci consigliano un posto veramente bello e ci prenotano il
tavolo……..
Andiamo verso la chiesa di…………….. dove ci attende il
parroco.
Già il parroco…
Se non ti dicono che quello è il parroco…..pensi che possa
fare il pilone in una squadra di rugby.
A prima vista, quest’omone con lo sguardo burbero, incute
timore.
Mi vien da ridere nell’immaginare i parrocchiani quando
vanno in confessionale….lo vedo molto Don Camillo in versione moderna .
Ho l’impressione che il giovane Don ci guardi con sospetto,
forse non ha capito bene cosa stiamo facendo, o forse è solo il suo modo di
fare…
Entriamo in chiesa e il suo fare diviene subito molto
ortodosso, inizia la sua spiegazione in modo molto scolastico e formale, poi si
scioglie e le sue parole diventano sempre più coerenti col suo essere “don
Camillo”. Ci godiamo questo momento molto alla mano, di questo parroco
appassionato della sua chiesa che si infervora nel raccontarla.
Salutato calorosamente il parroco i nostri amici ci portano
a visitare Bagno Vinoni.
Alla notizia Flora si ritrae un po’…..
Ma non possiamo farci nulla……….
Speriamo che Emilio, Mauro e la moglie di Emilio, che nel
frattempo si era aggiunta alla compagnia, non si accorgano della ritrosia di
Flora.
Mentre gli amici ci raccontano e spiegano di Bagno Vignoni,
vedo che Flora guarda con timore e sospetto nella vasca.
Spero ardentemente che anche lei abbia avuto questa
sensazione…..visto che fra 15 gg ci sposeremo .. o meglio, ci vorremmo
sposare…..
Stiamo notando, tra l’altro, che per tanta gente è molto
curioso e strano il pellegrinaggio- nozze- viaggiodinozzepellegrinaggio e
sottolinea molto di più questo rispetto alla staffetta Europa-Compostela .
Viene data poca importanza al nostro fido VilFred, che questa volta abbiamo
provveduto a lasciare nel camperone…al sicuro.
Prendiamo accordi con Emilio e Mauro per l’indomani mattina
e andiamo a cena……….
Siamo stanchi, ma felici…
Ci godiamo la cenetta al lume di candela.
Veramente deliziosa
Mentre rientriamo
all’ostello riflettiamo sulla splendida
accoglienza che ci hanno riservato.
In un centro così famoso, dove gli amministratori avranno
sicuramente altri mille pensieri e impegni
per tutta la gente che arriva e parte continuamente, riservare una festa
così calorosa per due che girano con un bastone in mano….
Con questo pensiero, fieri di essere pellegrini, contenti
che i pellegrini siano bene accetti, ci prepariamo ad andare a letto…..
Un’ultima occhiata al tragitto di domani….scarica e carica
tracce sul Pino…..
Domani si pedala…..fino a Siena….
E spengo la luce














