sabato 24 febbraio 2018

La Partenza

Nel 2010, in occasione dell' Anno Santo Compostellano, per una serie di fortunate concomitanze, Flora ed io abbiamo percorso il tracciato della Via Francigena italiana ...in senso contrario, cioè da Roma al passo del Gran San Bernardo.
Nel corso della narrazione cercherò di spiegare come mai siamo arrivati all'idea e alla realizzazione di questo viaggio....
Intanto comincio a raccontare.

INTRODUZIONE

Molti amici mi hanno chiesto se durante il cammino avessi tenuto un diario giornaliero .
Falso come Giuda ho sempre risposto di si.
Non ho mai amato i diari, non ne ho mai scritto, ne mai ne scriverò.
Mi piace invece memorizzare le sensazioni provate, le impressioni del momento, amo lasciarle decantare un attimo, e poi provare a trascrivere quello che di vivo e di importante rimane.

Abbiamo percorso la Via Francigena proprio come descritto da Sigerico, da Roma verso Canterbury, e come lui ci siamo annotati posti , personaggi e fatti significativi.
Di guide sulla V.F. ce ne sono a iosa e ognuna descrive la strada che ritiene corretta si ferma dove vuole e consiglia questo o quel luogo per la sosta e il pernotto.
Sicuramente non mi metto a scrivere una nuova guida, di segnali lungo la via ce ne sono già a migliaia e spesso discordanti fra di loro.

Mi piacerebbe invece far conoscere, personaggi e momenti incontrati e vissuti durante questo stupendo mese in risalita verso il Gran San Bernardo.

E giuro che è in salita.

Va premesso che il nostro viaggio, pur lungo, difficile e faticoso è stato protetto dall’Alto.
Quando dico “Alto” intendo “l’Altissimo” , poi spiegherò per bene cosa intendo.

Non solo, oltre alla protezione suprema, abbiamo anche avuto l’ausilio di 3 angeli custodi che  hanno pianificato e semplificato al massimo  il ns lungo viaggio
Da bravi angeli custodi erano disponibili sempre, 7 gg su 7, non dico 24h su 24, ma poco ci manca.
E parlo di SIREVA.
SIREVA è l'acronimo dei nomi delle 3 ragazze che allora erano nell'ufficio fidentino dell AEVF 

Le favolose ragazze dell’AEVF ci hanno assistito continuamente fornendoci tutto l’appoggio logistico possibile. Nonostante il già duro lavoro di routine, ci hanno assistito amorevolmente a colpi di SMS e di telefonate fornendoci  tutte le info necessarie e tenendo i collegamenti fra noi e gli enti e le associazioni che ci davano il supporto giornaliero.
Tante volte ci fornivano anche orari di treni e bus.
E' necessario specificare che noi si era in "missione". Infatti in occasione dell'anno santo compostellano era previsto che da diverse parti dell'Europa partissero dei "bordoni (bastoni tipici del pellegrino) " benedetti in direzione di Santiago de Compostela. Un Bordone benedetto partiva anche da Roma e avrebbe dovuto percorrere tutta la VF italiana fino al passo di GSB.
  Noi si era gli accompagnatori (trasportatori) del Bordone VF2
che avrebbe percorso questo tratto. All'arrivo al GSB avremmo dovuto consegnare il VF2 agli amici svizzeri e poi di qui di mano in mano fino a Santiago.
E' necessario anche specificare che, essendo in missione, avevamo anche compiti istituzionali, quindi incontri con autorità e via dicendo. 
Va anche detto che questo lungo viaggio era completamente a nostre spese....Per limitare i costi noi si era deciso di portarci al seguito in nostro "Camperone"  (il mitico Westfalia California) per usarlo come Casa Viaggiante.
Il nostro camperone ci avrebbe consentito di dormire sempre " a casa nostra" e di mangiare a poco prezzo. Facendo spesa nei supermercati o nei negozi avremmo limitato molto i costi di gestione del viaggio. 
Quindi era stata stilata una lista di contatti che ci avrebbero sostenuto durante il viaggio trasportando il Camperone da una tappa all'altra. Altre volte qualcuno avrebbe trasportato noi a recuperare il camperone. Purtroppo tante volte non abbiamo avuto nessun trasporto e ci siamo arrangiati per conto nostro a recuperare il mezzo usando i mezzi pubblici. 
Praticamente avevamo la “pappa pronta”, a noi non rimaneva che “camminare
Non solo, hanno anche preparato una accoglienza favolosa al nostro arrivo a Fidenza, e per il nostro successivo matrimonio.
Perchè matrimonio? E' facile da capire...
Il viaggio constava di 44 tappe....purtroppo non avevamo 40 gg di ferie per compiere il cammino. 
Abbiamo fatto due conti....Prendendo la licenza matrimoniale avremmo avuto 15gg di permesso matrimoniale. Attaccando a questi 15gg di ferie avremmo avuto 32 gg utili per compiere il nostro viaggio. I 15 gg di "matrimoniale" vanno utilizzati dopo il matrimonio. E' stato fatto un bel lavoro di programmazione e di accorpamento tappe. Morale della favola, dopo 20 gg di cammino saremmo arrivati a Fidenza, ci saremmo sposati, e immediatamente ripartiti per il nostro cammino. In altri 15gg saremmo dovuti arrivare al GSB.

LO ABBIAMO CHIAMATO VILFRED

Non sappiamo di che legno sia fatto, né chi lo abbia costruito.
Sappiamo che non è figlio unico…ha tanti fratelli
Gli hanno dato un nome freddo: VF2
Aveva una missione importante da compiere: partire da Roma il 2 maggio e arrivare a Settembre a Santiago de Compostela.
I suoi fratelli sarebbero partiti da altri punti dell’Europa per arrivare tutti lo stesso giorno a Santiago.

E’ arrivato da noi alla fine di Aprile fra le dolci mani di V.
Flora ed io dovevamo accompagnare il VF2 da Roma al passo del Gran San Bernardo…per noi ormai GSB

Siamo partiti col nostro mezzo (il Westfalia...il Camperone) alla volta di Roma.
Avevamo molto entusiasmo e anche molta paura, paura di non farcela….
Poi avevamo fra i piedi questo lungo pezzo di legno…da portare con noi…sempre.
Abbiamo rischiato la galera entrando in S. Pietro con un bastone dalla punta in ferro…
Lui, VF2, sempre impettito e supponente, come tutti i francesi…
Poi in viaggio…porta te, porto io, ma mi mo….
Flora lo portava a spasso con poca dimestichezza…
Io lo usavo da bastone per vecchietti.
Poi sotto la pioggia battente con ombrella, mantella (eheheh la rima) navigatore…uffa…anche sto bastone fra i piedi, non riuscivo a tenere le mani in tasca a scaldarle un po’…
A Viterbo lo dimentico accanto ad una fontana…poi la corsa a ritroso  per vedere se era ancora là …

Che due scatole "sto bastone…."
Lui indifferente….si faceva trasportare….

I chilometri passano veloci, così come passano i giorni…
Ci abituiamo a lui…
Poca compagnia attorno a noi…sempre solo noi…siamo sempre solo in tre…
Perché TRE?
Semplice….perché ormai lo trattiamo come fosse uno di noi…un pellegrino
Che importanza ha se è un pellegrino di legno?
Se ha una gamba invece di due?
E gli cambiamo nome…
Non è più il freddo VF2….per noi diventa VilFred il Bordone Benedetto….
Riusciamo ad avere ancora un momento di panico…dimenticandolo in un ristorante pizzeria….il terrore di vedere il nostro amico …nel forno a legna…
Non è nemmeno più un pellegrino qualsiasi…diventa un “peallegrino”…come noi
Diventa “un amico”…il nostro migliore amico
Gli parliamo come ad un amico.
Ci risponde come si risponde agli amici
Ci aiuta come il migliore degli amici.
Come il migliore degli amici si offende quando non lo portiamo al nostro matrimonio…
Forse aveva ragione lui….
Si indispettisce quando lo lasciamo sul Camperone per le tappe in bici…
In diverse occasioni abbiamo dovuto raggruppare più tappe in un giorno (50-70 km totali) per riuscire a fare il percorso nei 32gg (44 tappe) . Ovviamente non era pensabile percorrere a piedi tali distanze. Quindi abbiamo caricato le nostre mtb sul camperone e le abbiamo usate per percorrere le tappe extralunghe
Ma alla bisogna c’è!
Camminando si impara a camminare…
Ci ha aiutato a camminare, ci ha insegnato a camminare.
Ci ha sorretto nella stanchezza, ci ha spianato la strada quando era ingombra.
Camminando si impara a camminare….
Sempre con umiltà e grande dignità….
Caro VilFred….e qui mi scappa la lacrimuccia…
Abbiamo condiviso momenti indimenticabili….
Abbiamo vissuto una esperienza stupenda…
Siamo cresciuti insieme…..
Ci siamo bagnati insieme…
Ci siamo sporcati insieme…
Ci siamo asciugati al caldo del sole, in perfetta compagnia.
Le nostre paure sono state le sue…
Le nostre gioie sono state le sue….
Ci siamo arrabbiati insieme………..
Lo abbiamo visto partire con altri amici...con altri pellegrini…
Giuro…siamo stati gelosi….e invidiosi….
Non ci siamo voltati nel partire dal GSB…per non tornare indietro.
Volevamo piantare tutto e tutti e proseguire il nostro viaggio meraviglioso……….
La consapevolezza di parole date, responsabilità, forse anche un po’ di paura dell’ignoto, ci ha trattenuto….
Quante volte lo abbiamo pensato….

Lo sappiamo, ora si sta riposando tranquillo in posto stupendo….

Bordone fannullone!
Sono sicuro che ha voglia di ripartire…
Anche noi abbiamo nostalgia “del viaggio”…
Abbiamo nostalgia del “nostro” VilFred, abbiamo voglia di “viaggiare”…
Chissà…perché no?…

Prima o poi lo andremo a trovare….Bordone Benedetto…e perché no? Incominciare insieme un’altra avventura.
Camminando si impara a camminare….e una volta imparato non si riesce a smettere….
Camminare è bello….in due si cammina meglio….in tre…è magnifico…

A presto….VilFred



AVVICINAMENTO

Normalmente, quando un alpinista fa lo zaino, dispone tutto il materiale vicino allo zaino, poi, ne elimina immediatamente il 50%, dopodichè inizia a verificare la seria e indispensabile utilità di ogni pezzo rimanente. Dopo questa importante e necessaria riflessione compone lo zaino. Quest’ultimo conterrà sempre qualcosa di inutile, mancherà sempre qualcosa di indispensabile, ma, verosimilmente sarà uno zaino trasportabile  anche per intere giornate in condizioni di lavoro duro.
Bene, noi abbiamo fatto esattamente l’opposto.
Abbiamo caricato sul camper di supporto (il ns Westfalia, chiamato affettuosamente “camperone”) tutto il possibile, tutto l’utile, molto inutile, e poi abbiamo raddoppiato il tutto. Avevo una intera officina per le riparazioni delle biciclette, qual’ora si fossero rotte, avevo 3 biciclette, indumenti a perdere, sacchi a pelo, lenzuola e lenzuolini, cibo per un esercito. Sentivo che il Camperone arrancava in salita….ma pensavo:"è vecchio !" . L’ho pensato fino a quando non l’ho scaricato.
Bene, partiamo per l’avventura accompagnati dalla brava V. che stringe energicamente VilFred (ma allora era ancora semplicemente “il Bastone”).
Non è importante tanto il viaggio in sé, quanto la tensione che aleggiava nell’aria.
Quella che andavamo a cominciare non era una gita qualsiasi, era Europa - Compostela, “la staffetta”. SIREVA aveva programmato e pianificato tutto il possibile, partire voleva dire rispettare tutte le tappe e gli appuntamenti. Poi c’era da far tacere il nostro orgoglio personale, non ci saremmo sentiti a posto con noi stessi, tagliando o parzializzando il percorso.
Ci sentivamo investiti di una grande responsabilità morale.
La notte trascorsa nel parcheggio dell’Autogrill di Arezzo è agitata, nessuno di noi dorme bene, e non è colpa degli autocarri e dei bilici che continuamente arrivano e partono dall’area di servizio.
C’è fretta di arrivare, non vedo l’ora di sistemare il mezzo a La Storta e ripartire in treno alla volta della capitale.
Trovare il posto tappa dalle suore non è stato proprio così facile.
Le indicazioni che ci venivano date erano spesso contraddittorie e il “camperone” è stato visto parecchie volte transitare avanti e indietro per il “centro” di La Storta.
Alla fine siamo arrivati e parcheggiando ci siamo resi conto immediatamente che, li, il mondo aveva un’altra velocità. La dolcezza di suor Pina Amalia ci ha immediatamente conquistato.
Il sorriso di questa piccola suora ci ha rincuorato  e tranquillizzato.
Suor Pina Amalia è stato il primo dei tanti incontri su cui ha vissuto la nostra passeggiata lungo mezza Italia.
1000 km di incontri significativi e importanti che ci hanno aiutato a vivere bene questa stupenda esperienza. Probabilmente senza questi incontri le nostre giornate sarebbero state meno piene e senza dubbio più povere. Comunicare, parlare con altre persone, soprattutto ascoltare quello che avevano da raccontare, è stato ciò che più ci ha arricchito.
Ed è dalla capitale, dal centro della Cristianità che vuole partire questo piccolo racconto, fatto soprattutto di incontri e di personaggi.  

   
ROMA           

Roma è un mondo a parte.
Roma non è una città, sono mille anni di storia che si muovono e vivono il presente con grande naturalezza.
A Roma è normale tutto ciò che in altre parti del mondo sarebbe incredibile.
In Roma il tempo sembra non scorrere, mentre il traffico sfreccia a velocità terribili.
Si dice che l’ “attimo” venga definito come : "il tempo che, a Roma, intercorre fra il divenire verde del semaforo e il suono del clacson dell’auto che hai dietro".
Ora ci sono anche gli scooter. Attraversare a piedi una strada  da ansia; per i pedoni il verde dura un “attimo”, ed è subito giallo…..ma tu non sai quanto dura il giallo, l’automobilista o il motociclista (non so come si può chiamare il conduttore dello scooter) già accelera e tu sei ancora nel mezzo della strada.
A Roma le strade sono immense.
I romani attraversano con flemma, evidentemente sanno quanto dura il giallo.
Noi no.
Da noi il giallo è seguito immediatamente dal rosso, e dal verde per gli automobilisti dall’altra parte.
A Roma no.
Ma chi non è di Roma non lo sa, e all’accendersi del giallo parte di corsa.
E il Carabiniere, o il vigile che controllano il traffico scoppiano a ridere, ma di gusto.
E ai semafori si vedono torme di turisti impauriti attraversare di corsa all’accendersi del giallo.

San Pietro e il Vaticano sono storia nella storia,  città nella città,  mondo in un mondo .

F. vive a Roma
F. è una nostra amica.
Abbiamo conosciuto F. sulla Via Francigena , in un tour di Cammina Cammina da Fidenza a Lucca (il destino?)
Da allora ci siamo tenuti in frequente contatto, e quando andiamo a Roma a correre la maratona, o semplicemente a fare un giro, ci ritroviamo, e lei si presta a farci da guida. Ci prepara dei tour a tema interessantissimi,  che poi sistematicamente stravolge in corso d’opera, e improvvisa.
A noi piace così, insieme ci si diverte tantissimo.
Come si perde F. per Roma…..son 3 volte che a sera andiamo in cerca di un ristorante dove lei va spesso a mangiare e rigorosamente non lo troviamo. Ormai penso che lo spostino di proposito il pomeriggio prima.
F. ha deciso che camminerà con noi per qualche tappa.
Sono un po’ preoccupato, perché, a parte la prima tappa da Roma a La Storta, le successive tre, sono da percorrere in bici, e non so come se la cava Fulvia sulle mtb che ho a disposizione.
Anzi sono quasi sicuro che F. non si ricorda come si fa ad andare in bicicletta.
Lei è una grande camminatrice.

V. è una cara amica, si è fatta in quattro e anche in otto per organizzare la staffetta.
E’ parte importante di SIREVA.
V. è la custode del “Bordone” (VilFred) che dovremo accompagnare fino al Gran San Bernardo. E’ andata a Strasburgo a ritirarlo ed ora lo protegge con amore; ce lo consegnerà in San Pietro dopo la benedizione nelle Grotte Vaticane.
In ogni caso vuole accompagnarci fino a La Storta perché vuole rendersi conto delle difficoltà che incontra il pellegrino nell’entrare a Roma. Chi ha tracciato l’itinerario ha consigliato, per un piccolo tratto, di prendere il treno per evitare un pezzo di strada pericolosissimo.

S. è un altra componente di SIREVA, bionda piacentina, è venuta anche lei a Roma per salutarci alla partenza. Si è presa qualche giorno di meritato riposo, ci saluterà in Piazza San Pietro, poi recupererà V. di ritorno da La Storta, per tornare in quel di Borgo san Donnino.
Il suo sorriso tranquillo e pacato ci da grande tranquillità, sappiamo di poter contare anche su di lei.

La Basilica di San Pietro è la culla della cristianità, riferimento assoluto per tutti i cattolici, al suo interno sono custodite opere d’arte uniche al mondo. Da tutto il mondo giungono per vedere da vicino tanta bellezza. Per entrare a San Pietro è giustamente necessario passare tutta una serie di controlli di polizia.

Avevamo appuntamento con Mons. Vercesi alle 8:15 per la benedizione del “bordone” e anche nostra.
Temendo di aver problemi con i controlli il gruppo dei pellegrini (Flora ed io con F. e V.) parte alla volta della basilica una buona ora prima, per i “non si sa mai”. In effetti dovevamo entrare in Basilica muniti di robusto bastone con altrettanto robusta punta metallica.
Con molto timore e faccia da occasione ci avviciniamo alla barriera della polizia Italiana.
Mandiamo allo sbaraglio V.
Con piglio deciso spiega il tutto alla poliziotta di turno che, molto garbatamente ci accompagna fino al posto di blocco del Vaticano.
Qui un sorridente funzionario ci accoglie e con molta felicità e grandi sorrisi accompagna pellegrini e “bordone” fino alla immensa sacrestia all’interno di San Pietro.
Non avevo mai visto una situazione simile. Rimango sbalordito davanti alla “fabbrica delle messe”.
Decine di sacerdoti che arrivano, si cambiano, e via…due chierichetti al seguito, si va a dir messa.
In ogni cappellina della basilica c’era un prete che diceva messa. Qualche fedele a seguire, e tutto intorno, gente, turisti, che, come nulla fosse, giravano con il naso all’in su.
Anche più tardi, quando siamo scesi alle Grotte Vaticane per la benedizione, in ogni cappella c’era una messa, e in lingue diverse………..
Ero veramente frastornato.

Poi è arrivato Mons. Bruno Vercesi
Monsignor Vercesi è colui che solitamente riceve i pellegrini al loro arrivo a Roma e consegna agli stessi il “Testimonium” che certifica il compiuto pellegrinaggio.
Per noi che invece di arrivare, partivamo, non c’era “testimonium” .
Monsignore ci ha voluto ricevere ugualmente per dare la benedizione a noi e al “bordone”.
Considerando la funzione importante e il titolo di “monsignore” mi aspettavo una persona di una certa imponenza e comunque di forte impatto.
Il Monsignore che ci è venuto incontro è invece una persona straordinariamente normale, un prete come se trovano tanti in una qualsiasi parrocchia. Per me, questa, in un ambiente come il Vaticano è una qualità straordinaria.
Don Bruno (mi piace appellarlo così, con affetto) ci ha conquistato immediatamente per i modi semplici e genuini, per il suo sorriso sincero e per la grande fede che traspariva da ogni sua parola.
Il suo modo di essere sacerdote è forse un po’ antico, fuori di ogni più moderna interpretazione, ma talmente impregnato di fede che ha conquistato tutti, anche chi non è assiduo frequentatore di chiese. I suoi occhi guardavano oltre le nostre figure, oltre le spesse mura del Vaticano, oltre Roma, il suo sguardo era rivolto al cielo, e il cielo era dipinto nel suo viso, felice di pregare per noi.
Con sincero affetto ci ha benedetti, e le parole di commiato ci hanno dato forza e coraggio, e la convinzione che tutto sarebbe andato per il meglio…
Intanto fuori cominciava a piovere……
Eppure eravamo convinti che la benedizione di Don Bruno ci avrebbe aiutato, che lassù era stato ascoltato……….

Intanto fuori pioveva………

Siamo partiti, decisamente in apprensione…..

Da Monte Mario un ultimo sguardo al cupolone, si va cominciare, ora si fa sul serio.


Lupo Alberto.
Lo chiamerò così perché non sta bene fare nomi e cognomi .
Per capire bene personaggio e situazione è necessario fare un paio di passi indietro nel tempo.
Passi corti ovviamente.
Quando abbiamo programmato le tappe abbiamo notato che la tappa Roma – La Storta si snodava per gran parte lungo la Cassia ed era molto trafficata, il sito ministeriale consigliava di prendere il Treno in una stazioncina periferica e così percorrere gli ultimi 5 o 6 km.
Dovendo noi ottimizzare i giorni di marcia, avevamo pensato di prendere il treno un paio di fermate prima, poco dopo Monte Mario, arrivare velocemente a La Storta e di qui incamminarci verso Campagnano a piedi.  Avremmo percorso in ogni caso 35 o 36 km e ci saremmo tolti la spina della periferia romana abbastanza pericolosa dal punto di vista del traffico.
Qualcuno, leggendo il programma fatto, ha sostenuto che “non era molto pellegrino” uscire da Roma in treno, che esisteva una organizzazione che aveva tracciato un bellissimo percorso attraverso i parchi di Roma ecc…..e ci ha dato indirizzato verso questo personaggio che ho chiamato per l’appunto Lupo Alberto.
In fiducia, ho modificato la tabella di marcia, inserendo la tappa completa Roma-La Storta e aggiungendo La Storta – Campagnano in bicicletta. La cosa non mi piaceva, così a naso, anche perché reputo valido, il tracciatore del percorso ministeriale.
Abbiamo deciso di fidarci delle indicazioni che ci sono state date.
Prima di partire ho scaricato tutti i tracciati gps da inserire sulla mia guida “tecnologicamente avanzata” e mi sono procurato anche tutte le carte IGM necessarie per controllare via pc il percorso, anche per poter trovare scappatoie agevoli in caso di necessità.
Ed è a questo punto che il ns personaggio ha iniziato a scadere di classe e credibilità….
Premetto che con lui non ho mai parlato….meno male!!
Ho fatto chiedere da Flora se poteva inviarci qualche delucidazione o descrizione del percorso da seguire.
Il Lupo si è scusato dicendo che non sarebbe potuto essere presente alla ns partenza perché impegnato in altro percorso….ma che forse poteva organizzarci qualcosa…
Abbiamo ribadito che avevamo solo necessità di avere cartografia o traccia gps del percorso….
Gira e rigira è arrivato un foglio con la descrizione delle vie da prendere, molto sommaria in qualche punto.
La cosa mi puzzava.
All’atto della partenza, poco fuori da piazza S. Pietro, Flora ed io abbiamo iniziato a litigare furiosamente (questo era poco pellegrino!!!) sulla traccia da seguire.
Dopo un battibecco poco gradevole, abbiamo deciso di provare a seguire la “via” di Lupo Alberto.
Che fossimo in traccia ce lo conferma un  gruppo di pellegrini che incontriamo prima di entrare nel “parco dell’insugarata”. Questi pellegrini erano abbastanza anziani, stranieri, e guidati da persone della stessa organizzazione di Lupo Alberto. Erano muniti di gps simile al mio.
Alla mia domanda sul poter disporre di tracciato gps…..rispondono in modo vago e assai poco tecnico.
Facciamo vedere lo scritto che ci ha fornito il ns amico Lupo….e tra i mah, mi, mo, si, si può anche andare di qui, ci dicono che va bene….
Infatti poco dopo siamo in un parco bellissimo, tenuto malissimo, in mezzo all’erba alta come me, senza un segnavia….
chiediamo info ad passante….dopo un paio di tentativi vani di uscire dalla savana romana, riusciamo a sbucare nella via corretta indicata sul “manoscritto”.
Come da “papiro” ci ritroviamo alla stazione di Ipogeo degli Ottavi come da itinerario ministeriale, dopo aver girato nella savana per un paio d’ore, quando era sufficiente fare 1 km di marciapiede.
Il  sentiero nel parco, di per se, sarebbe stato bellissimo, se fosse stato un po’ più agevole.
Dopo esserci rifocillati in un parcheggio piuttosto sporco, abbiamo deciso di riprendere il percorso per vedere come e dove andava a finire.
E’ stata una gara di 3000 siepi con i guard rail di una non meglio definita tangenziale, Cassia o quel che era, per finire su una carraia davanti ad un cancello serrato (con lucchetto) che ci ha costretto a tornare sulla strada ………..e siamo andati a prendere il treno con una spanna di muso…..
Alla stazione ci siamo separati, Flora ed io verso La Storta e F. e V. di ritorno a Roma.
F. e V. hanno pensato che non ci saremmo mai sposati e forse non saremmo nemmeno arrivati a Vetralla, o quanto meno non saremmo arrivati insieme…
Ero furioso!!!!
I pellegrini anziani e stranieri incontrati la mattina non avevano le tracce di un passaggio nella savana capitolina, e la traccia nella “savana” non era sicuramente stata calpestata da 8-10 persone pochi minuti prima…
Ergo, “loro” gli amici di Lupo Alberto avevano percorso sicuramente un’altra strada, avevano il gps, perché non ci hanno dato la traccia?
Perché ci hanno dato indicazioni di percorsi  pressoché ricalcanti il percorso ministeriale e quello “Pisoni”?
Sarò veramente cattivo, ma penso di non sbagliarmi più di tanto…………..
Temo che Lupo Alberto e soci si vogliano tenere la prerogativa di poter accompagnare in modo “sicuro” i pellegrini che ne fanno richiesta, magari inviati dalla stessa gente che ha indirizzato noi.
In questo modo riescono a mantenere l’associazione e  screditare l’AEVF………..
Pensieri miei ovviamente….

Fatto è che arriviamo a La Storta cupi e nervosi e per giunta inizia a sgocciolare……….   
Meno male che al convento, dove avevamo parcheggiato il “camperone” ci accoglie suor Pina Amalia con il suo sorriso dolcissimo e ci timbra le credenziali con dedica…..
L’animo si rasserena e ci accingiamo a procedere verso Campagnano.
L’animo si rasserena il cielo si rabbuia….
Le prime gocce di pioggia rinfrescano un aria già poco calda.
Mi attrezzo da bici….
Faccio uscire il mezzo dal convento, lo metto in strada, e, io in bici e Flo alla guida.
Forse vado più forte io…..
Ho scelto un percorso stradale secondario…non c’è il tempo e, ora, nemmeno il meteo, per fare il tracciato ministeriale (che deve essere bellissimo)
Si rende poco, non c’è un metro spiano, anzi….la pioggia va aumentando in modo inversamente proporzionale alla temperatura…..
A Formello, Flora, inferocita dal tempo e dai clacson delle auto sorpassanti mi intima l’alt e mi fa salire sul mezzo.
Ha ragione.
Mi asciugo e mi vesto per la situazione e visitiamo rapidamente Formello.
Sotto un nuovo forte acquazzone ripartiamo per Campagnano dove arriviamo velocemente e ci ritroviamo in mezzo ad una bolgia tremenda.
C’era una fiera, una sagra, un palio…non so….so che c’è tanta gente…..non si sa dove parcheggiare…
Alla fine ci sistemiamo davanti ad un centro sportivo  appena fuori paese, in un parcheggio grande e stranamente deserto…ci preoccupa un po’ il fatto che non ci sia nessuno….ma alternative non ne abbiamo.
Ombrello_muniti andiamo in paese ….per timbrare la credenziale….il parroco, molto cortese, ma con poco tempo ci riceve e ci timbra………anche lui come tanti altri suoi colleghi, non è a conoscenza della staffetta Europa Compostela, e non conosce la rivista Via Francigena che gli lasciamo.
Lasciamo il buon curato al suo lavoro, alla sua “officina” , e ci reinoltriamo nella fiera di Campagnano.
Per ritrovare la pace dello spirito e del corpo ci regaliamo qualche leccornia e una buona bottiglia di vino ………..
Domani è un altro giorno…….

E intanto piove  che Dio la manda………..


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